sabato 8 marzo 2014

Crozza nel Paese delle meraviglie: Formigoni e Razzi da Oscar, Grillo da Telegatto



Maurizio Crozza è tornato da ieri a presidiare il venerdì sera di La7 con il suo Crozza nel Paese delle meraviglie: tra Renzi,  Razzi, un Formigoni da Oscar e monologhi il risultato si è rivelato a dir poco strepitoso.


Evidentemente il comico ligure sul palco del teatro Ariston di Sanremo non sarà mai se stesso, ma nel suo habitat naturale in quel di La7 Crozza si trasforma in un animale da palcoscenico, con il fido autore Andrea Zalone che si conferma un'ottima spalla.

L'inizio promette bene: si parte con un Matteo Renzi versione Jesus Christ Superstar. Eccellente l'incipit: "Signori miei, io non vi dirò mai Chi mi ama mi segua, vi dirò Chi mi ama mi followi!", a dimostrazione del carattere ipergiovanilista della comunicazione del neopremier. La gag a dirla tutta viene tirata un po' troppo per le lunghe - le canzoncine cominciano a risultare fastidiose - ma non si può non sorridere quando il mattatore dimostra di avere qualche problema con i dentoni finti e ci scherza col pubblico. Qualche spruzzata di metatelevisione (o metateatro, fate voi) non guasta mai.

Con il primo dei suoi monologhi Crozza si dimostra  un irresistibile narratore della nostra scena politica.

 "Su 5 indagati del governo Renzi 4 sono del Pd.Un'altra delusione per Berlusconi. L'unico indagato del centrodestra è Lupi; io fossi in Lupi, per coerenza, mi iscriverei nel Pd".

Quando mi faccio rapire dai suoi monologhi mi chiedo sempre che risultati avrebbe il Movimento 5 Stelle se ci fosse Maurizio Crozza al posto di Beppe Grillo. E proprio al vulcanico comico è dedicato il blocco successivo dello show, con l'irresistibile Game of Streaming, parodia della serie tv di Sky Cinema Game of Thrones. La scena degli epurati puniti da una rete - quella che usano i pescatori per intenderci - è un meraviglioso esempio di polisemia. Geniale anche la microtrovata del Di Battista castigatore. Di donne.

La seconda parte del programma è addirittura un crescendo. Originale e bellissimo è il monologo sui costi del Senato con la Top Five degli assenteisti - il vincitore per la cronaca è Denis Verdini del Pdl. così come convince la breve chiosa sulle case farmaceutiche Roche e Novartis accusate di cartello. Con Crozza provare quell'indignatio tanto cara a Giovenale è persino piacevole.

Ma ecco che per l'occasione Crozza rispolvera Razzi, a mio parere migliorandolo di gran lunga rispetto alla scorsa stagione: il senatore del Pdl afferma che nella sua Svizzera "gli ospedali sono così puliti che per non sporcare ti operano in giardino". E seguono altre tre chicche:

"L'Europa? Bella, ma non ci vivrei";
"Maggio è un mese che c'è da tanti anni";
"Tsipras? Ogni tanto ne prendo due bustine".

La gag naturalmente è inframmezzata anche quest'anno da finti fuorionda, con Razzi che invita Zalone a farsi amico Putin inviandogli cassette di Colpo grosso.

Divertentissimo infine lo sketch di Formigoni protagonista de La grande inutilità, parodia del film fresco vincitore del premio Oscar di cui non serve nemmeno citare il titolo originale. Qui davvero non si potevano trattenere le risate dato che l'ex governatore della Regione Lombardia si rivela puntualmente fonte inesauribile di gag (la scena viene interrotta da una ragazza che trova una ricevuta). A chiudere Il complotto con Alan Friedman, in realtà un piacevole bignamino delle imitazioni di Crozza.

Insomma, il comico è ampiamente promosso a questa prima puntata, ma un dubbio mi rimane: è pronto per il grande pubblico o è destinato a divertire una nicchia (peraltro non molto ristretta visto che ieri ha totalizzato il 9,28% di share)?













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